La domanda è semplice: come si può colpire un bersaglio distante centinaia o migliaia di kilometri?

La risposta, in apparenza, anche: con un missile.

Il fatto, però, è che è solo osservando i dettagli ed entrando concretamente nell’argomento che si possono realmente comprendere difficoltà di sviluppo, opportunità strategiche e rischi insiti nelle “dinamiche missilistiche globali”. E questo articolo è un ottimo punto di partenza per farlo.


MISSILI DA CROCIERA ED INTERCONTINENTALI

Semplificando, ad oggi esistono sostanzialmente due tipologie di missili per colpire due diversi tipi di bersagli. Per colpire a breve distanza (cioè ad alcune centinaia di kilometri) si possono usare i missili da crociera: viaggiano parallelamente al terreno, sono relativamente piccoli e lenti ma possono essere manovrati molto facilmente. Quando gli Stati Uniti hanno colpito con diversi missili degli obiettivi in Siria in risposta all’attacco chimico di Douma, hanno utilizzato dei Tomahawk cioè dei missili da crociera.

Per colpire bersagli più lontani (tendenzialmente oltre i 2,500 kilometri) si possono invece usare vari tipi di missili balistici: sono generalmente molto grandi, seguono una traiettoria praticamente verticale fino ad uscire dall’atmosfera, perdono i loro vari stadi e rientrano, grossi più o meno come un’utilitaria, nell’atmosfera terrestre ad una velocità almeno pari a 10 volte quella del suono completando una traiettoria a campana. I missili balistici intercontinentali (ICBM) sono la “classe regina” dei missili balistici: possono percorrere più di 10.000 kilometri in pochissimo tempo e possono trasportare testate nucleari multiple. Queste armi sono il peggior incubo odierno delle difese missilistiche globali perché possono sostanzialmente essere intercettate solo quando sono nella loro fase di ascesa che solitamente dura meno di un’ora (comprese le procedure di preparazione al lancio); o quando sono nello spazio tentando letteralmente di “colpire un proiettile (l’ICBM) con un altro proiettile (l’anti-missile)”.

Uno dei sistemi ad oggi più avanzati di difesa per ICBM è quello statunitense: il Ground-Based Midcourse Defense (GMD) posizionato in Alaska e California. Il suo funzionamento può essere agevolmente semplificato: quando viene rilevato un ICBM in arrivo vengono sparati i 30/40 anti-missili che dovrebbero intercettarlo nello spazio. In tutti i test finora effettuati il GMD ha mostrato una percentuale di successo di circa il 55%, significa che il GMD ha ottime probabilità di intercettare una 15/20ina di ICBM in arrivo (la metà degli anti-missili a disposizione). La situazione diventa però estremamente drammatica se gli ICBM in arrivo hanno delle contromisure per eludere i sistemi anti-missile. Alcuni esempi di queste contromisure possono essere quelli di un ICBM con testate nucleari multiple per ogni singolo missile, o dei palloni di Mylair in grado di decuplicare i bersagli che il GMD dovrebbe colpire. In entrambi i casi il sistema anti-missile si troverebbe a dover gestire una moltitudine di bersagli simultaneamente senza essere in grado di colpirli tutti.

SE LA NORD COREA LANCIA UN ICBM VERSO GLI STATI UNITI

Il caso della Nord Corea è emblematico ed esemplificativo e permette di comprendere esattamente la potenziale minaccia delle armi intercontinentali. Secondo le stime degli analisti statunitensi la Nord Corea impiegherebbe meno di un’ora a lanciare un missile intercontinentale come il Hwasong e le sue varianti da una piattaforma TEL (quegli enormi camion che trasportano enormi missili e che sono parcheggiati in enormi bunker ultra-fortificati). Il momento migliore per neutralizzarlo sarebbe proprio quel lasso di pochi minuti in cui il missile si trova fuori dal bunker ma ancora sul suo TEL, minuti durante i quali dovrebbe essere eseguito un bombardamento aereo estremamente preciso e veloce. Se ciò non fosse possibile e l’ICBM venisse lanciato con successo si dovrebbe tentare di intercettarlo nella sua fase di ascesa utilizzando i sistemi anti-missile stanziati in Corea del Sud come il THAAD o l’Aegis che, però, non sono progettati per colpire un ICBM (che va inoltre più veloce di loro) e che non sono mai testati in una situazione simile. La possibilità che THAAD, Aegis e sistemi simili falliscano è estremamente elevata.

TEL
TEL nord-coreano

In questo scenario l’ICBM nord-coreano è quindi riuscito ad uscire dall’atmosfera terrestre, è più o meno grosso come un’utilitaria, è velocissimo, ed è pronto ad iniziare la discesa sul proprio bersaglio. A dover intercettare il missile sarebbe a questo punto il già citato GMD e verrebbe utilizzato probabilmente quello stanziato in Alaska con i suoi circa 20 anti-missili. Vista la sua percentuale di successo è molto probabile che almeno uno degli anti-missili riesca a colpire l’ICBM. Tuttavia, come scritto, se il missile nord-coreano avesse una contromisura in grado di trasformarlo in almeno una dozzina di obiettivi diversi da colpire (come il pallone Mylar) diverrebbe estremamente complicato per il GMD colpirli tutti e, soprattutto, colpire quelli giusti. Il GMD con ogni probabilità non riuscirebbe quindi a gestire più di dieci bersagli contemporaneamente rendendo a quel punto quasi certo l’impatto dell’ICBM nord-coreano con il bersaglio. Bersaglio che potrebbe essere realisticamente una grande città della costa occidentale degli Stati Uniti.

In breve: un ICBM lanciato dalla Nord Corea con adeguate contromisure “anti-antimissile” se non viene distrutto da un chirurgico raid aereo nei circa 40 minuti in cui si trova esposto sulla sua piattaforma di lancio mobile (TEL), e salvo problemi tecnici, riuscirebbe probabilmente a colpire la costa ovest degli Stati Uniti. È per questo che la minaccia nord-coreana non viene sottovalutata nemmeno dalla “più grande potenza militare del mondo”.

ALTRI TIPI DI MISSILE

Ovviamente il panorama missilistico globale è composto da innumerevoli modelli che differiscono da paese a paese e che possono anche avere diverse varianti. Tuttavia lo status-quo dettato dai potentissimi ICBM ed i metodi per contrastarli è sostanzialmente durato diversi decenni. Negli ultimi anni, però, si è lavorato ad almeno due armi che potrebbero sovvertire gli equilibri attuali.

La prima è il Burevestnik russo, un missile sperimentale a propulsione nucleare in grado di viaggiare molto più velocemente e di evitare, potenzialmente, le difese anti-missilistiche oggi esistenti. La Russia sembra l’unico Paese ad aver scelto di sviluppare quest’arma che è stata considerata da molti altri paesi come estremamente pericolosa e inutile da sviluppare. L’evidenza della sua pericolosità è stata tangibile nel recentissimo (e segreto) incidente avvenuto nella base militare russa di Severodvinsk dove pare ci sia stata un’esplosione causata da uno di questi propulsori nucleari. Il risultato ad oggi noto è stato la morte di almeno 7 persone ed una contaminazione nucleare della zona. Potrebbe trattarsi dell’incidente nucleare più grave avvenuto in Russia dai tempi di Chernobyl.

Il secondo missile che potrebbe rivoluzionare il panorama missilistico globale è quello Ipersonico che sta venendo sviluppato dagli Stati Uniti. Se ci riusciranno, gli USA avranno a disposizione un’arma ultra-manovrabile in grado di viaggiare a 25 volte la velocità del suono senza dover uscire dall’atmosfera terrestre. Significa poter colpire in 15 minuti qualsiasi posto del Pianeta eludendo tutti i sistemi anti-missile oggi esistenti e mantenendo incerto fino alla fine il reale bersaglio dell’attacco.

LO STATO DELLE POTENZE NUCLEARI

Ad oggi i paesi che hanno armi nucleari sono (in ordine di presunta quantità di armamenti atomici): Russia, Stati Uniti, Francia, Cina, Regno Unito, Pakistan, India, Israele, Corea del Nord. Gli unici ad avere la “triade nucleare” completa (cioè la possibilità di lanciare missili nucleari da terra, aria e mare) sono Russia, Stati Uniti e Cina.

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Nella tabella sottostante abbiamo riportato il principale missile a più lungo raggio operativo per ogni paese. Cina, Stati Uniti, Russia e Nord Corea hanno degli ICBM “classici”; Francia e Regno Unito dispongono di ICBM lanciabili da sottomarino; mentre gli altri hanno missili balistici a più corta portata (medium o intermediate).

PAESE MISSILE A PIÙ LUNGA PORTATA PORTATA
Cina DF-5A/B/C (ICBM) 13.000 Km
Francia M51 (Submarine) 8.000 Km
India Agni-3 (Intermediate) 5.000 Km
Israele Jericho 3 (Intermediate) 6.500 Km
Nord Corea Hwasong-14/15 (ICBM) 10.000-13.000 Km
Pakistan Shaheen 2 (Medium) 2.000 Km
Regno Unito Trident D-5 (Submarine) 12.000 Km
Russia SS-18 “Satan” (ICBM) 10.200-16.000 Km
Stati Uniti Minuteman III (ICBM) 13.000 Km

Fonte: Missile Threat CSIS

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